Articoli Congedati Vespuccii
HOME Torna agli articoli Scrivici

 Amerigo Vespucci e Monarca due velieri a confronto

di Domenico Iannantuoni

- Gennaio 2004 -


..........ho dato corso ad una ricerca che mi ha portato ad una strabiliante conclusione:

- Seguitemi e facciamo un salto indietro di quasi centocinquant'anni !-

Innanzitutto ho scoperto, con non poca fatica , che gli ultimi velieri tecnologicamente utili ai fini commerciali e militari, con fasciame in legno, furono costruiti intorno al 1850 in diversi arsenali sia europei sia americani.

Tra questi arsenali uno in particolare era da considerarsi tra i più attrezzati ed era quello di Castellammare di Stabia che, per ovvie questioni logistiche legate alla vita del Regno delle Due Sicilie, fu costantemente ammodernato con riusciti piani industriali, risultato a loro volta di una lungimirante e proficua politica economica dei re Borbone.

Castellammare di Stabia tendeva dunque ad eguagliare i cantieri d'oltreoceano in una competizione non dichiarata ma di fatto molto sentita a livello internazionale. Ma di questo sui libri di scuola, sulle enciclopedie ufficiali e siti vari "zitti e mosca". Orbene, pur essendo ormai tramontato il tempo dei velieri per dare giusto spazio ai "vapori", la Marina Militare Duosiciliana impostò nel 1846, per vararlo nel 1850, il "Monarca" uno dei più prestigiosi velieri mai costruiti, armato con 20 obici e 50 cannoni.

Si può discutere a lungo sulla scelta di costruire un anacronistico veliero, ma dobbiamo tenere anche presente che la marina militare Duosiciliana, già fornitissima di naviglio a vapore, non era seconda a nessuno nel Mediterraneo ed in competizione solo con la flotta inglese. Non è un caso infatti che su quest'arma si concentrarono i massimi sforzi delle potenze anglo.francesi e piemontesi per comprare, nel senso più vero del termine, i suoi alti ufficiali portandoli al tradimento e azzerando così la sua grande potenzialità che avrebbe certamente salvato il Regno dalla conquista.

Quindi, fosse stato anche un capriccio di FerdinandoII, il veliero "Monarca" ben figurava nella flotta. Ma l'ingegno Duosiciliano, sempre volto alla fruibilità futura delle cose, fece sì che il veliero fosse progettato già per la successiva integrazione con apparato motore a vapore e spinta ad elica, trasformazione che avvenne puntualmente circa dieci anni dopo.

Guardando bene le immagini del "Monarca" le trovavo molto familiari anche se era la prima volta che le osservavo e venivo colto dall'irrefrenabile desiderio di confrontarle con quelle, più recenti, dell' Amerigo Vespucci.


Il veliero MONARCA in navigazione presso le coste capresi.
(Tratto dal libro l'industria navale di FerdinandoII di Borbone di Antonio Formicola e Claudio Romano)

Veliero Amerigo Vespucci, foto di repertorio disponibile liberamente sul Web

E più osservavo e confrontavo queste stupende navi, più mi sembravano molto simili nei ponti, nelle posizioni delle scialuppe e nell'alberatura; anche se la "Vespucci" è dotata di un frazionamento velico più moderno. Sì certo, il Monarca aveva lo scafo ligneo mentre quello della Vespucci è in ferro, ma questo è solo un dettaglio strutturale che non modifica, secondo me, in modo sostanziale le linee guida principali di un progetto idrodinamico e velico.

Confrontavo poi i dati tecnici, praticamente identici in due misure fondamentali, la massima larghezza del ponte e altezza di scafo !


... Dislocamento t. Larghezza m. Altezza m. Lunghezza al netto del bompresso m.
Amerigo Vespucci 4.146 15,5 7 70
Monarca 3.669 15,5 6,7 58

Solo le lunghezze non sono simili, ma si sa che il prolungamento della prua o della poppa possono essere opere supplementari che non influenzano, entro certi limiti, lo scafo vero e proprio e comunque sia, tale differenza di lunghezza, percentualmente contenuta in uno scarso 20%, può essere legata anche ai diversi materiali utilizzati ( ferro e legno).




Confronto pittorico a "specchio" dei due velieri

 

E che dire poi se confrontiamo i due dislocamenti ( anche in questo caso la "Vespucci" ha solo il 10% in più rispetto al "Monarca")!?



Confronto laterale degli scafi ( a sinistra l'Amerigo Vespucci a destra il Monarca )

 

Le navi presentano anche lo stesso numero di ponti e perfino lo stesso profilo laterale con l'eccezione di una , quasi impercettibile, diversa inclinazione dell'albero di bompresso!



Particolare delle prue a confronto

 

La mia personale conclusione è che non solo l'attuale nave "più bella del mondo" sia l'Amerigo Vespucci varata in Castellammare di Stabia, ma che il suo disegno e gli elementi fondamentali del progetto siano da attribuire anche al grande "Sabatelli", proficuo ed ingegnoso progettista navale delle Due Sicilie e ideatore del "Monarca", e non solo al suo comunque bravo erede Francesco Rotundi, progettista della Vespucci.

D'altro canto, e non è malizia, la "Vespucci " viene varata nel 1931, 81 anni dopo il "Monarca", in Castellammare di Stabia e non nei cantieri del Nord dove venivano opportunamente dirottate tutte le più significative commesse.

La scelta di questo cantiere non fu certo fatta per dare lavoro agli operai del SUD! Ma più semplicemente perché solo Castellammare era ancora "Custode" delle antiche e gloriose tecnologie per la costruzione di tale tipologia di navi.

Il cantiere era di fatto rimasto quasi atrofizzato nello stato in cui lo lasciò il grande Ferdinando II di Borbone sebbene anche il figlio Francesco II non fu meno prodigo di attenzioni verso l'industria navale.

La (prima) unità d'Italia destinò di fatto il prestigioso cantiere alle opere di riparazione e solo eccezionalmente alle nuove.

A supporto di questa mia tesi porto le parole dell' Ing. Colombo che fondò il Politecnico di Milano nel 1867 e che, a ridosso della disfatta di Lissa causata dell'inetto ammiraglio Persano, ebbe a dire :".. l'unico Cantiere in Italia in grado di ricostruire la flotta è quello di Castellammare di Stabia…"

Questa affermazione giunse come una vera sferzata sul volto dei nuovi padroni dell'Italia (e forse fu artatamente voluta) che provvidero immediatamente ad incrementare i già elevatissimi livelli di finanziamento da parte della Banca d'Italia verso industrie, scuole, commerci e dunque anche verso la cantieristica navale del Nord che prima dell'unità di fatto era un "ectoplasma" se paragonata a quella delle Due Sicilie.

E così la "gaffe" di un conduttore televisivo, voluta o no, che sembrava portasse solo discredito all'ingegno del Sud ha contribuito, dal mio personale punto di vista, al recupero di un pezzo di storia di grandissima importanza della marina militare delle Due Sicilie, storia che speriamo trovi i giusti vettori per una rapidissima divulgazione.

E in questo dobbiamo ritenerci tutti impegnati.

N.B La documentazione tecnica del Monarca è stata tratta dal libro L'industria Navale di FerdinandoII di Borbone, di Antonio Formicola e Claudio Romano che si ringraziano per la loro encomiabile opera.

 

Domenico Iannantuoni

 

articolo tratto dal sito:
http://www.adsic.it/

 
TORNA SU